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Pavarotti - Una vida en siete arias 1 de 7 Subtítulos español

El extraordinario documental de la BBC cuenta la historia de la memorable carrera de Luciano Pavarotti a través de los ojos de algunos de sus colegas y de las arias que le hicieron famoso. Usando abundante material documental y entrevistas de los archivos de la BBC, este documental es un acercamiento profundo al cantante de ópera más famoso de los tiempos modernos.
Entrevistas con Joan Sutherland, Plácido Domingo, José Carreras Montserrat Caballé, Juan Diego Flórez, Renata Scotto y otros Se interpretarán arias destacadas de "La Bohème", "La Fille du Regiment", L'Elisir d'Amore, Rigoletto, Tosca,Turandot además de Panis Angelicus y el Ingemisco. También se incluyen extensas grabaciones históricas desconocidas grabadas en el MET y en otros teatros de Ópera del mundo.

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Luciano Pavarotti


Luciano Pavarotti, the Italian singer whose ringing, pristine sound set a standard for operatic tenors of the postwar era, died on Sept. 6, 2007. He was 71.

The cause was pancreatic cancer. In July 2006 he underwent surgery for the cancer in New York and had made no public appearances since then. He was hospitalized again this summer and released on Aug. 25.

Like Enrico Caruso and Jenny Lind before him, Mr. Pavarotti extended his presence far beyond the limits of Italian opera. He became a titan of pop culture. Millions saw him on television and found in his expansive personality, childlike charm and generous figure a link to an art form with which many had only a glancing familiarity.

Early in his career and into the 1970s he devoted himself with single-mindedness to his serious opera and recital career, quickly establishing his rich sound as the great male operatic voice of his generation -- the "King of the High Cs," as his popular nickname had it.

By the 1980s he expanded his franchise exponentially with the Three Tenors projects, in which he shared the stage with Plácido Domingo and José Carreras, first in concerts associated with the World Cup and later in world tours. Most critics agreed that it was Mr. Pavarotti's charisma that made the collaboration such a success. The Three Tenors phenomenon only broadened his already huge audience and sold millions of recordings and videos.

And in the early 1990s he began staging Pavarotti and Friends charity concerts, performing side by side with rock stars like Elton John, Sting and Bono and making recordings from these shows.

Throughout these years, despite his busy and vocally demanding schedule, his voice remained in unusually good condition well into middle age.



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Luciano Pavarotti

Luciano Pavarotti




Luciano Pavarotti in concert at Madison Square Garden in 1984.


(Vic DeLucia/ The New York Times)

Luciano Pavarotti, the Italian singer whose ringing,


pristine sound set a standard for operatic tenors of the postwar era,


died on Sept. 6, 2007. He was 71.


The cause was pancreatic cancer.


In July 2006 he underwent surgery


for the cancer in New York and had made no public



appearances since then.


He was hospitalized again this summer and released on Aug. 25.


Like Enrico Caruso and Jenny Lind before him,


Mr. Pavarotti extended his presence far


beyond the limits of Italian opera.


He became a titan of pop culture.


Millions saw him on television and found


in his expansive personality,


childlike charm and generous figure a link to


an art form with which many had only a glancing familiarity.


Early in his career and into the 1970s


he devoted himself with single-mindedness to


his serious opera and recital career,


quickly establishing his rich sound as the great male


operatic voice of his generation -- the "King of the High Cs,


" as his popular nickname had it.



By the 1980s he expanded his franchise exponentially


with the Three Tenors projects, in which he shared


the stage with Plácido Domingo and José Carreras,


first in concerts associated with the World Cup and later in world tours.


Most critics agreed that it was Mr.


Pavarotti's charisma that made the collaboration such a success.


The Three Tenors phenomenon only broadened


his already huge audience and sold millions of recordings and videos.


And in the early 1990s he began staging


Pavarotti and Friends charity concerts, performing side by side


with rock stars like Elton John, Sting and Bono


and making recordings from these shows.


Throughout these years, despite his busy and


vocally demanding schedule, his voice remained


in unusually good condition well into middle age.

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L'eredità

Si è ipotizzato che il patrimonio lasciato da Pavarotti agli eredi si aggiri sui 200 milioni di euro, l'inventario è in corso e servirà a stimare ufficialmente i beni. Il tenore ha redatto diversi testamenti, al vaglio per stabilire l'entità reale dell'eredità ed i beneficiari ma anche causa di vertenze e polemiche: 1) Testamento redatto a New York nell'estate 2006[10]; 2) Testamento olografo del 4 dicembre 2006 [11]; 3) Testamento del 13 giugno 2007 e depositato a Modena[12]; 4) Testamento datato 29 luglio 2007 e redatto a Pesaro [13].
Dopo la morte di Pavarotti scoppiano continui scoop e ipotesi sulla sua eredità; un'amica del tenore accusa la seconda moglie Nicoletta Mantovani di averlo raggirato a fini ereditari, di avergli impedito i contatti con i vecchi amici e con le figlie, di aver ricevuto questa disperata confessione da Pavarotti stesso, che le avrebbe chiesto di parlare solo dopo i suoi funerali. Nicoletta Mantovani risponde pubblicamente solo una volta, il 27 ottobre 2007, nella trasmissione Che tempo che fa di Fabio Fazio, in cui confessa anche di essere da 13 anni malata di sclerosi multipla.
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La morte e i funerali

Pavarotti si spense serenamente il 6 settembre 2007, alle cinque del mattino, all'età di quasi 72 anni (che avrebbe compiuto il mese dopo). Il cordoglio viene espresso dai giornali quotidiani di tutto il mondo. Ai suoi funerali, celebrati nel Duomo di Modena dall'Arcivescovo Metropolita Mons. Benito Cocchi, erano presenti 50 000 persone, fra cui membri di istituzioni nazionali e internazionali. Poco prima dell'inizio della cerimonia religiosa il soprano Raina Kabaivanska ha intonato l'"Ave Maria" di Verdi. Al momento della distribuzione della Comunione, Andrea Bocelli ha cantato l'"Ave Verum Corpus" di Mozart. Viene poi diffuso il canto del "Panis Angelicus" di Cesar Frank, che Luciano Pavarotti con il padre Fernando intonarono la Notte di Natale del 1986 in un Duomo gremito di fedeli, durante la solenne celebrazione della Natività officiata dall'allora Arcivescovo Mons. Bartolomeo Santo Quadri. Prima del rito di commiato, l'on. Romano Prodi, all'epoca Presidente del Consiglio, tiene l'orazione funebre. Il giorno precedente aveva reso omaggio al feretro e colloquiato con i famigliari il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. All'uscita della salma, gli rendono omaggio le Frecce Tricolori dipingendo il Tricolore italiano nel cielo di Modena. Per sua espressa volontà, è stato sepolto nel cimitero di Montale Rangone, accanto ai genitori e al piccolo figlio Riccardo.
Nel suo buen retiro emiliano Pavarotti ha continuato quasi fino all'ultimo a tenere lezioni di canto con alcuni allievi, riceveva amici e parenti, anche se costretto su di una carrozzina, e visibilmente dimagrito.[9]
Il suo sito web riporta la richiesta di «essere ricordato come cantante d'opera, ovvero come rappresentante di una forma d'arte che ha trovato la sua massima espressione nel mio Paese, e spero inoltre che l'amore per l'opera rimanga sempre di importanza centrale nella mia vita».
Il comune di Modena gli ha intitolato, il 6 dicembre 2007 con una cerimonia pubblica, il Teatro cittadino intitolandolo teatro comunale Luciano Pavarotti.
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Vita privata e ultimi anni 3
Tra le numerose amicizie di Luciano Pavarotti, la Principessa Diana del Galles, moglie del principe Carlo, erede al Trono d'Inghilterra, con cui condusse una raccolta di fondi per la messa al bando delle mine antiuomo. Invitato a cantare in occasione della cerimonia funebre della principessa, egli declinò l'invito, dal momento che riteneva che non avrebbe avuto la possibilità di cantare appropriatamente «col dolore in gola».
Nel 2003 la compagna di Pavarotti, Nicoletta Mantovani, dà alla luce Alice Pavarotti, unica sopravvissuta ad un parto gemellare, in cui invece muore il figlio Riccardo. Il 13 dicembre 2003 Pavarotti sposa Nicoletta Mantovani con una sontuosa cerimonia nel teatro Comunale di Modena alla presenza di Bono, Zucchero e molti altri artisti.
Nel 2004, in occasione dell'addio ufficiale alle scene, al Metropolitan dove recitava la «Tosca» ha ricevuto molte ovazioni e all'Associated Press che chiedeva notizie e conferme sul suo ritiro ha risposto lapidariamente «Penso che sia l'ora». Nello stesso anno ha tenuto un concerto all'Arena di Pola in Croazia, dove due anni prima aveva anche cantato con Placido Domingo e José Carreras.
A febbraio del 2006 ha cantato durante la cerimonia di inaugurazione dei Giochi olimpici invernali di Torino e nel luglio dello stesso anno è stato operato d'urgenza in un ospedale di New York per l'asportazione di un tumore maligno al pancreas.
Nel 2007 si era stabilito nella sua villa di Modena, in cui cercava di condurre la sua lotta personale contro il cancro. Alcune affermazioni di quel periodo sembravano essere orientate verso un futuro positivo, ma una delle sue figlie rilasciò un'intervista a un settimanale affermando che il padre si stava ormai preparando all'ineluttabile decorso della malattia, peggiorata nell'agosto 2007, per la quale era stato anche ricoverato in ospedale.
Il 4 settembre aveva ricevuto il Premio per l'Eccellenza nella cultura, alla prima assegnazione e destinato alle massime personalità della cultura italiana.
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Vita privata e ultimi anni 2

Il 19 giugno 1994 il Comune di Portomaggiore (FE) gli conferì la Cittadinanza Onoraria in occasione della sua visita nella cittadina emiliana per l'inaugurazione di un busto a Mafalda Favero, soprano portuense che il Maestro ebbe modo di conoscere agli inizi della sua carriera.[1].
Nel 2000, Pavarotti provvedeva a regolarizzare la sua posizione con il Fisco, dal momento che in precedenza aveva eletto domicilio a Monaco nel tentativo di sfruttare le esenzioni fiscali. Colpevole di evasione fiscale per una cifra superiore ai 40 miliardi di lire, il 27 luglio 2000 nelle stanze del ministero delle Finanze all'Eur, il tenore decise di saldare il debito con il fisco versando 24 miliardi di lire in rate da 500 milioni. “È come se mi fossi tolto un pugnale dallo stomaco – dichiarò Pavarotti ai giornalisti che lo aspettavano fuori dal dicastero - però io resto dell'idea di averle pagate le tasse. Ma se il governo, sovrano, sostiene che ne ho pagate un po' meno di quanto avrei dovuto, io come Garibaldi obbedisco e pago”. Sulla soluzione del patteggiamento commenterà il Ministro delle Finanze dell'epoca, Ottaviano Del Turco: “Ho chiesto all'amministrazione di avviare il dialogo con Pavarotti per chiudere questa vicenda quando mi sono reso conto che la persona era in buona fede e cercava di uscire fuori da una situazione nella quale lui stesso aveva dichiarato di non sentirsi a suo agio. Pavarotti ora ha sanato questa situazione e io credo che questo mostri anche la duttilità dell'amministrazione fiscale” [7]. Risolto il contenzioso con la magistratura tributaria, restò in piedi il processo penale che cominciò a Modena nel settembre 2001. Il 19 ottobre 2001 il giudice di Modena Carla Ponterio assolse Pavarotti perché il fatto non era più previsto dalla legge come reato. Infine, nel 2004, la seconda sezione della Corte di Appello di Bologna sentenziò che non si doveva procedere nei confronti del tenore perché i reati contestati erano comunque estinti per prescrizione ma i giudici scrivono che la condotta di Pavarotti, "che ha trasferito la sua residenza anagrafica in un paradiso fiscale e che conta i giorni di permanenza negli Stati Uniti per non rischiare di dover ivi pagare le imposte sui redditi mondiali, non pare compatibile con la descrizione dell'artista distante e scevro da interessi materiali. La sua condotta e le sue scelte non paiono per niente affidate al caso, anzi sembrano, almeno in parte, sorrette da strategie mirate e non proprio nobili" .
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Vita privata e ultimi anni 1

Nel 1993 conosce casualmente, durante la manifestazione ippica Pavarotti International, la giovane studentessa di Scienze Naturali, Nicoletta Mantovani, di 34 anni più giovane di lui, e le offre un lavoro da segretaria, per poi farne una vera e propria organizzatrice di molti eventi a lui collegati, a cominciare dal Pavarotti & Friends. La storia d'amore fra Pavarotti e la Mantovani fa scoppiare un vero e proprio scandalo, che culmina con un divorzio miliardario di Pavarotti dalla prima moglie e madre delle sue figlie, Adua Veroni
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Pavarotti & Friends

Dal 1992 al 2003 ha tenuto a Modena dei concerti a cadenza quasi annuale a scopo benefico. Si chiamavano Pavarotti & Friends e riunivano sul palco i più famosi artisti della scena musicale pop italiana ed internazionale, chiamati a duetti con il tenore fra i quali Bono Vox degli U2, Sting, Renato Zero, Brian May e Roger Meddows-Taylor dei Queen, Elisa, Laura Pausini, Giorgia, Zucchero, Andrea Bocelli, Spice Girls, Luciano Ligabue, Elton John, Celine Dion, Eros Ramazzotti, Brian Adams, Stevie Wonder, Anastacia, Mariah Carey, Pino Daniele. Grazie al Pavarotti & Friends oltre 100 cantanti hanno potuto duettare con il Maestro.
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I Tre Tenori

Il 7 luglio 1990, in occasione della finale del campionato

del mondo di calcio

svoltasi a Roma, i «Tre Tenori» Luciano Pavarotti,

José Carreras e Placido Domingo tennero

un concerto alle Terme di Caracalla,

diretti dal maestro indiano Zubin Mehta.

L’orchestra di 180 elementi era

un ensemble di professori provenienti dalle orchestre

del Teatro dell’Opera di Roma

e dell'orchestra del «Maggio Fiorentino».

Il successo si preannunciava clamoroso:

furono richiesti per l'evento più di 200.000

biglietti sebbene le Terme di Caracalla avessero

una capienza di circa 6.000 posti.

I «Tre Tenori» cantarono in modo magistrale

arie liriche tratte da opere famose,

ma anche brani provenienti dal repertorio

musicale di tutto il mondo (Cielito lindo,

Oci Ciornie, la vie en rose, Memory, Amapola,

Torna a Surriento, ‘O sole mio, Core 'ngrato).

Dopo tale evento i tre grandi artisti

hanno cantato ancora insieme in numerose

altre occasioni; tra le più importanti si ricordano

i concerti del 17 luglio 1994 a Los Angeles

(finale del campionato mondiale di calcio USA '94;

durante tale esibizione, poiché

fra gli spettatori vi erano Frank Sinatra e Gene Kelly,

i tre tenori dedicarono loro My Way e Singin' in the rain);

nel 1998 si esibirono a Parigi (Francia ’98);

nel 2002 a Yokohama (Giappone-Corea '02).


Luciano Pavarotti ha ricevuto i Kennedy

Center Honors nel 2001.


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La conquista dell'America, dai palchi ai parchi

L'exploit arriva il 17 febbraio 1972, al Metropolitan Opera di New York, dove in occasione dell'esecuzione dell'opera sopracitata esegue nove Do di petto, difficilissimi da emettere a voce piena, in maniera sciolta e naturale nell'aria "A mes amìs". Riceve una standing ovation senza precedenti che lo chiama al sipario per ben 17 volte, un record finora imbattuto.
Il nome di Pavarotti divenne noto al grande pubblico grazie alle esecuzioni sempre più di frequente riprese dalla televisione, come nel ruolo di Rodolfo ripreso dal vivo al Metropolitan nel marzo 1977, che raccolse le percentuali di audience più alte del tempo per un'opera teletrasmessa. All'artista sono andati diversi Grammy Award e dischi di platino e d'oro.
Negli anni novanta, Pavarotti ha curato molto i concerti all'aperto, che si sono rivelati dei buoni successi. Il concerto in Hyde Park a Londra è stato il primo concerto di musica classica nella storia del parco, ed ha attirato oltre 150.000 spettatori.
Nel giugno 1993, in più di 500.000 si sono radunati per ascoltarlo a Central Park (New York), mentre in milioni seguivano lo spettacolo alla televisione.
A settembre dello stesso anno, all'ombra della Torre Eiffel a Parigi, ha cantato davanti a circa 300.000 persone.
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La Scala

Sempre del 1965 la sua interpretazione de L'elisir d'amore di Donizetti, e ancora nello stesso anno si ebbe il suo debutto al Teatro alla Scala di Milano, dove il tenore fu espressamente richiesto da Herbert von Karajan per la La Bohème di Puccini; visto il successo, l'anno seguente Pavarotti fu chiamato nuovamente per la Messa da Requiem in memoria di Arturo Toscanini.
Nel periodo 1965-1966 sono da ricordare le interpretazioni de I Capuleti e i Montecchi di Vincenzo Bellini sotto la direzione di Claudio Abbado e del Rigoletto di Verdi, diretto da Gianandrea Gavazzeni.
Dello stesso 1966 è l'esibizione alla Royal Opera House di Pavarotti e la Sutherland ne La Fille du régiment di Donizetti, opera che permetterà al tenore di trasformarsi in leggenda sei anni più tardi.
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L'affermazione

Il 29 aprile 1960 ottenne la sua consacrazione artistica salendo sul palcoscenico del teatro dell'opera diReggio Emilia per interpretare il ruolo di Rodolfo ne La Bohème di Puccini, diretta da Francesco Molinari Pradelli.

Per ammissione dello stesso tenore, l'opera pucciniana è rimasta quella più rappresentativa del suorepertorio, tanto che Rodolfo sarebbe divenuto nel corso della sua carriera una sorta di suo alter-ego sul palco.

Sempre al 1961 risalgono anche il primo riconoscimento personale - nel concorso internazionale Achille Peri - e il matrimonio con Adua Veroni, con la quale era fidanzato da 8 anni.

La messa in scena de La Bohème fu riproposta in diverse città d'Italia ed ebbe addirittura alcune richieste all'estero; Pavarotti interpretava inoltre il ruolo delDuca di Mantova nel Rigoletto, a Carpi, aBrescia e al Teatro Massimo di Palermo, dove, sotto la direzione del maestro Tullio Serafin, ottenne un buon successo e consacrò la sua figura di tenore in tuttaItalia.

I loggioni stranieri [modifica]

Consolidata ormai la sua fama in patria, il passo successivo fu l'avvicinamento all'estero; nonostante qualche richiesta nei primi anni '60, il tenore fuori d'Italiaera ancora poco conosciuto e difficilmente riceveva menzioni da critici.

La svolta arrivò di nuovo con La Bohème, che gli permise di mostrarsi al pubblicoInglese. Pavarotti ebbe molte richieste per delle repliche dell'opera Puccinianaalla Royal Opera House di Covent Garden, a Londra, prima dell'arrivo diGiuseppe Di Stefano, ma a causa di un'improvvisa malattia del tenore sicilianofu costretto a sostituirlo (era il 1963) nella parte di Rodolfo. Lo rimpiazzò in teatro e anche al Sunday Night at the Palladium, un noto spettacolo televisivo inglese seguito da più di 15 milioni di telespettatori, il mezzo perfetto per affermarsi sulla scena mondiale.

Le prime incisioni dell'artista vennero presentate da li a poco, per la casa discografica Decca Records, poco prima che egli venisse avvicinato dal giovane direttore d'orchestra Richard Bonynge, il quale gli richiese di esibirsi a fianco alla moglie, Joan Sutherland.

Con questo soprano, nel 1965, mise piede per la prima volta negli Stati Uniti, a Miami, dove ricoprì il ruolo di Edgardo nella Lucia di Lammermoor di Donizetti sotto la direzione dello stesso Bonynge. La Sutherland lo accompagnò successivamente ne La sonnambula di Bellini alla Royal Opera House diCovent Garden e ne La traviata di Verdi.



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Vita e carriera

Il padre Fernando (1912 - 2002), fornaio nell'esercito, era un cantante amatoriale nella «Corale Gioachino Rossini» [3] di Modena e trasmise al figlio la passione per l'opera lirica, trovando nel giovane altrettanto interesse.

Il giovane Pavarotti decise di non intraprendere fin da subito una carriera musicale vera e propria, evitando così il conservatorio di musica. Per un lungo periodo invece dedicò i suoi studi all'insegnamento, per diventare un maestro di educazione fisica ed insegnare in seguito alle scuole elementari per due anni, dopo essersi iscritto nell'istituto magistrale di Modena (la stessa scuola frequentata anche da Francesco Guccini).

Pur proseguendo la sua carriera nell'insegnamento, non aveva abbandonato gli studi di canto con il tenore Arrigo Pola (di cui manterrà canoni e principi nella sua futura carriera) e alla partenza di quello per il Giappone, tre anni dopo, proseguì la sua preparazione con il maestro Ettore Campogalliani, con il quale perfezionò la tecnica del fraseggio e della concentrazione. Per sua stessa ammissione, i due sono restati per sempre i suoi unici e onorati maestri.

Negli anni successivi, entrato a pieno regime nel mondo della lirica e sempre continuando i suoi studi canori, il giovane tenore ottenne un primo successo musicale in una delle sue esibizioni con il padre inGalles, nel corso del festival di Llangollen dove si aggiudicò il primo premio.

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Biografia di Luciano Pavarotti

Nato a Modena il 12 ottobre del 1935, Luciano Pavarotti si avvicina molto presto alla musica e al bel canto grazie al padre Fernando, tenore dilettante nella "Corale Gioacchino Rossini". Pur entrando a far parte della formazione corale, Luciano non intraprende subito la carriera musicale e, ottenuto il diploma all'Istituto magistrale di Modena, inizia ad insegnare nelle scuole elementari. Contemporaneamente continua gli studi di canto con il tenore Arrigo Pola e il maestro Ettore Campogalliani. Risale a questo periodo l'incontro con Mirella Freni, con la quale stringe un duraturo sodalizio artistico.
La consacrazione arriva nel 1961, quando il ventiseienne Luciano vince il Concorso internazionale di Reggio Emilia,
dove debutta come Rodolfo in "La Bohème" di Puccini, destinata a diventare l'opera a lui più congeniale, cui si aggiungono presto altri due titoli capitali della sua brillantissima carriera, "L'Elisir d'amore" di Donizetti e "Un ballo in maschera" di Verdi.
La sua voce estesa di tenore chiaro, unica per morbidezza, lucentezza e perfezione tecnica, unita ad innate doti comunicative, gli apre le porte dei più grandi teatri del mondo.
Nel 1965 il suo esordio alla Scala sempre in "La Bohème" con Mirella Freni e Karajan è un trionfo.
Il 17 febbraio 1972, al Metropolitan Opera di New York, Pavarotti interpreta "La Figlia del Reggimento" ed entra nella leggenda: per la prima volta un tenore interpreta a voce a piena i nove do dell'aria "Pour mon âme, quel destin!", scritta da Donizetti per essere cantata in falsetto. Il pubblico va in visibilio, il tenore riceve 17 chiamate ed ovazioni al sipario.
La prestigiosa etichetta musicale Decca gli propone le prime incisioni, inaugurando così la favolosa produzione discografica pavarottiana.
Negli anni Settanta continua l'ascesa del cantante in un susseguirsi di incisioni, interpretazioni e ovazioni sui palchi di tutto il mondo e con i più famosi direttori d'orchestra. Nasce il mito, anche popolare, di Pavarotti, un mito fondato sulle sue indiscutibili doti vocali che si sono espresse al meglio in un repertorio ben calibrato di ruoli lirico-leggeri soprattutto donizettiani e belliniani.
In seguito al successo mondiale in campo operistico, il tenore ha esteso le sue esibizioni al di fuori dallo stretto ambito del teatro, organizzando recitals in piazze, parchi che hanno visto la partecipazione di migliaia di persone. Un esito clamoroso di questo tipo di manifestazioni si ha nel 1980, al Central Park di New York, per una rappresentazione del "Rigoletto" in forma di concerto, che vede la presenza di oltre 200.000 persone. Fonda il concorso "Pavarotti International Voice Competition", che dal 1981 si svolge ogni tre o quattro anni a Philadelphia per volontà del maestro.
La fine degli anni Ottanta e gli anni Novanta vedono Pavarotti impegnato in grandi concerti e grandi recite internazionali. Nel 1990, insieme a José Carreras e Placido Domingo, il maestro dà vita a "I Tre Tenori", un fenomeno musicale che assicura esiti, in termini di ascolto e di vendite, altissimi. Nel 1991 Luciano Pavarotti seduce oltre 250 mila persone con un grande concerto a Hyde Park di Londra che diviene un evento mediatico, trasmesso dal vivo in televisione in Europa e negli Stati Uniti. Il successo dell'iniziativa londinese si ripete nel 1993 al Central Park di New York, dove approda una folla di mezzo milione di spettatori.
Grazie ad una popolarità sempre più diffusa, Pavarotti ha intrapreso una carriera all'insegna della contaminazione dei generi, organizzando concerti di grande richiamo come il "Pavarotti & Friends", in cui il maestro invita artisti di fama mondiale del pop e del rock per raccogliere fondi a favore di organizzazioni umanitarie internazionali.
Nel 1993 riprende "I Lombardi alla prima crociata", al Metropolitan di New York, un'opera che non interpreta dal 1969, festeggiando in tal modo i primi venticinque anni di carriera al MET.
Nel 1995 Pavarotti compie una lunga tournée sudamericana che lo porta in Cile, Perù, Uruguay e Messico. Mentre nel 1996 debutta con "Andrea Chénier" al Metropolitan di New York e canta in coppia con Mirella Freni alle celebrazioni torinesi per il centenario dell'opera "La Bohéme". Nel 1997 riprende "Turandot" al Metropolitan, nel 2000 canta
all'Opera di Roma per il centenario di "Tosca" e nel 2001, sempre al Metropolitan, riporta in scena "Aida".
Scompare a Modena il 6 settembre 2007 dopo una lunga malattia: il 5 settembre aveva ricevuto il premio per l'Eccellenza nella cultura, assegnato dal Ministero dei Beni culturali.
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